Il Decreto Lavoro 2026 introduce importanti novità per imprese e lavoratori: incentivi alle assunzioni, agevolazioni contributive, nuove misure sul salario giusto, strumenti per la conciliazione vita-lavoro e maggiori tutele per i rider. In questo articolo analizziamo cosa cambia, chi può beneficiar
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Con il cosiddetto Decreto Lavoro 2026 (D.L. n. 62/2026), il governo è intervenuto con un pacchetto di misure che tocca diversi aspetti del mercato del lavoro: sostegno alle assunzioni, rafforzamento delle tutele economiche, conciliazione vita-lavoro e nuove regole per il lavoro su piattaforma digitale.
L’obiettivo dichiarato è duplice: da un lato incentivare l’occupazione stabile, dall’altro promuovere condizioni di lavoro più eque e adeguate alle trasformazioni organizzative e tecnologiche in corso.
Per imprese e lavoratori si tratta quindi di un provvedimento da monitorare con attenzione, anche per gli impatti operativi che potrà generare nella gestione del personale.
Tra le misure più rilevanti del Decreto Lavoro 2026 rientra il rafforzamento degli incentivi rivolti alle aziende che assumono con contratti di lavoro subordinato a tempo indeterminato, con l’obiettivo di sostenere l’occupazione stabile e ridurre il costo del lavoro. Vediamoli in dettaglio i vari bonus.
Per favorire l’inserimento lavorativo femminile, il decreto conferma un esonero contributivo totale per le assunzioni con contratto a tempo indeterminato di donne prive di impiego regolarmente retribuito da almeno 12 mesi, se residenti in aree svantaggiate, oppure da almeno 24 mesi, se residenti nelle altre aree del territorio nazionale.
Il beneficio è riconosciuto per un massimo di 24 mesi e in misura massima pari a € 650 mensili (€ 800 per le regioni ZES). Il bonus non è applicabile ai rapporti di lavoro domestico e di apprendistato.
L’agevolazione è soggetta all’obbligo di incremento occupazionale netto, al divieto di licenziamento nei 6 mesi precedenti all’assunzione e alla revoca del beneficio in caso di successivo licenziamento.
Per le assunzioni a tempo indeterminato di lavoratori con meno di 35 anni che non siano mai stati occupati stabilmente, è previsto un esonero contributivo fino al 100% dei contributi previdenziali a carico del datore di lavoro, entro il limite massimo di € 500 mensili per ciascun lavoratore assunto (€ 650 nelle regioni ZES).
L’agevolazione ha una durata di 24 mesi. Sono escluse le assunzioni in ruoli dirigenziali, così come i rapporti di lavoro domestico e di apprendistato. Anche in questo caso, sono richiesti l’obbligo di incremento occupazionale netto, il divieto di licenziamento nei 6 mesi precedenti all’assunzione e la revoca del beneficio in caso di successivo licenziamento.
L’incentivo prevede un esonero contributivo del 100% fino ad un massimo di € 500 per 24 mesi in caso di trasformazione di contratto a termine in contratto a tempo indeterminato di lavoratori giovani under 35.
L'agevolazione si applica alle trasformazioni effettuate dal 1° agosto 2026 al 31 dicembre 2026 di contratti stipulati tra il 1° gennaio 2026 e il 30 aprile 2026, esclusi i rapporti di lavoro domestico, di apprendistato e le assunzioni in posizioni dirigenziali.
Rimangono i requisiti di incremento occupazionale netto e il divieto di licenziamento precedente e successivo, così come per le altre misure.
Per le imprese che assumono nelle regioni del Mezzogiorno o in territori caratterizzati da maggiore fragilità occupazionale (le cosiddette aree ZES), è previsto un ulteriore incentivo contributivo finalizzato a sostenere lo sviluppo locale e la crescita dell’occupazione regolare.
Si tratta di un esonero contributivo in caso di assunzione o trasformazione a tempo indeterminato nel corso del 2026 di giovani under 35 disoccupati da almeno 24 mesi, da parte di aziende che occupano fino a 10 dipendenti.
La misura prevede un limite massimo mensile pari a € 650 per 24 mesi e si cumula, nei limiti consentiti, con altri strumenti agevolativi. Soggetta all’obbligo di incremento occupazionale netto e al divieto di licenziamento precedente e successivo, l’agevolazione rappresenta un’opportunità particolarmente rilevante per le PMI operanti nei territori interessati.
Un’altra importante novità del Decreto Lavoro 2026 è l’introduzione della definizione normativa di salario giusto: un trattamento economico almeno pari a quanto previsto dai contratti collettivi nazionali stipulati dalle organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale.
Il provvedimento si inserisce nel più ampio dibattito sulla qualità del lavoro e sulla necessità di contrastare fenomeni di dumping contrattuale, lavoro povero e applicazione di contratti non coerenti con il settore di riferimento. Con l’introduzione di questa nuova previsione, non solo il salario diventa condizione per accedere agli incentivi occupazionali, ma anche gli altri contratti collettivi diversi da quelli stipulati dalle organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale non potranno più fissare livelli retributivi inferiori.
Per le imprese ciò significa porre ancora maggiore attenzione verso:
Tra gli aspetti di maggiore interesse vi sono anche le misure orientate alla conciliazione vita-lavoro (art. 6), oggi sempre più centrali nelle politiche organizzative.
Il decreto rafforza strumenti che favoriscono una migliore gestione dei tempi di vita e di lavoro, con particolare attenzione ai lavoratori con responsabilità familiari, genitoriali o esigenze di cura. Infatti, è previsto uno sgravio contributivo del 1% nel limite di € 50.000 euro annui per le aziende che adottano la certificazione UNI/PdR 192:2026.
Si attendono istruzioni sulle modalità di attuazione attraverso un apposito decreto ministeriale di prossima pubblicazione.
Uno dei capitoli più innovativi del Decreto Lavoro 2026 riguarda il contrasto al cosiddetto caporalato digitale, ossia quelle forme di sfruttamento favorite dall’utilizzo opaco di piattaforme e algoritmi nella gestione del lavoro.
Il legislatore interviene in particolare sul settore delle consegne e del lavoro tramite app, rafforzando le tutele per i rider e introducendo maggiori obblighi di trasparenza organizzativa. Vengono inoltre introdotti:
L’intento è chiaro: l’innovazione tecnologica non può tradursi in un arretramento delle tutele del lavoro.
Per le imprese, il Decreto Lavoro 2026 non rappresenta solo un insieme di nuove agevolazioni, ma anche un richiamo alla corretta organizzazione dei rapporti di lavoro.
Sarà importante, nei prossimi mesi:
Un approccio preventivo consente di cogliere i benefici previsti dal decreto riducendo al contempo i rischi di non conformità. Infatti, per le aziende, la vera opportunità non sarà soltanto usufruire degli incentivi ma utilizzare queste novità per ripensare in modo più efficiente e sostenibile la gestione delle risorse umane.
Bustreo e Associati affianca le imprese nell’analisi delle agevolazioni, nella corretta applicazione contrattuale e nell’adeguamento ai nuovi obblighi normativi, offrendo un supporto operativo concreto e costantemente aggiornato. Contattaci senza impegno per una consulenza.